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INDIGOFERA – HENNè NERO – RINALDI

 

La polvere di Indigofera è ampiamente utilizzata per la colorazione naturale dei capelli al fine di ottenere tonalità scure o brune. Poco dopo l’applicazione, i capelli acquistano una tonalità verde/blu, mentre i capelli bianchi assumono un riflesso tendente al cenere.
L’utilizzo dell’hennè nero su capelli castano scuro o bruni porta a gradevoli risultati, la base di partenza assumerà gradualmente toni color melanzana. Ottenendo così un effetto scurente e brillante sull’intera capigliatura.
In presenza di un buon numero capelli bianchi essi tenderanno ad assumere riflessi giallo-verdi o verdi-azzurri poco gradevoli, che in qualche ora vireranno al blu. Affinché si possa ottenere una copertura in trasparenza del bianco è necessario, una volta risciacquata la pastella, attendere qualche ora di esposizione all’aria.
Per evitare lo spiacevole riflesso verde-bluastro è caldamente consigliabile il doppio passaggio:

  1. una prima applicazione di hennè rosso (per circa 20/30 minuti), per garantire una pre-mordenzatura dei bianchi indirizzandoli verso toni ramati
  2. una seconda applicazione successiva di hennè nero.

NB. Mentre l’acidificazione della pastella garantisce migliori risultati su alcuni tipi di erbe e miscele (in maniera particolare sull’hennè rosso), nel caso dell’hennè nero, per ottenere una presa maggiore, si consiglia invece l’alcalinizzazione

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Indigofera tinctoria (Indigo o Henné Nero)

Indigofera Tinctoria Pianta

Al genere Indigofera appartengono circa trecento specie, originarie in particolar modo dell’India, della Cina e dell’isola di Giava.
Le indigofere appartenenti alla famiglia delle leguminose, sono piante arbustive perenni, grigiastre, con foglie imparipennate e piccoli racemi ascellari o spighe di fiori di colore tra il porpora ed il rosa. Quelle più utilizzate per tingere sono ancora l’Indigofera tinctoria L. e l’Indigofera anil L.
Il nome con cui viene chiamata questa pianta è indaco, termine di origine latina: indicum, cioè indiano, con chiaro riferimento al suo paese di origine, l’India. In genere, tuttavia, è divenuto uso comune il termine Indigo o Hennè Nero.
Indigofera si riferisce al fatto che la pianta sia produttrice di indaco, una sostanza colorante dai toni scuri.

L’impiego dell’indigo nella colorazione delle fibre naturali risale ai primordi della civiltà: i nostri antenati Europei del Neolitico conoscevano già questa tintura dei toni bluastri, sebbene ricorressero all’utilizzo di un’altra pianta.
In Egitto durante il periodo dei faraoni, infatti, si ricava il colore blu dall’utilizzo del guado (Isatis tinctoria). Tale arte tintoria si diffuse poi in Grecia e successivamente in Italia, dove i Romani svilupparono intensamente la coltura dell’Isatis tinctoria. È interessante il fatto che già presso i Greci ed i Romani, era noto che nei paesi dell’Estremo Oriente esisteva una tintura blu molto potente e resistente: l’indicum o indikon, chiamato anche blu delle indie o indaco. La cosa sorprendente, e che a quei tempi non si immaginava neppure, è che le due tinture, indaco e guado, benché ottenute da piante diverse, permettano di ottenere lo stesso principio tintorio, l’indaco o indigotina. Non a caso il termine Hennè Nero risulta ambivalente nell’indicare sia l’indigo, ossia Indigofera Tinctoria, che il guado, ossia l’Isatis Tinctoria.
Nel corso del XVII secolo, infatti, con l’introduzione dell’Indigofera, l’industria del guado entrò repentinamente in crisi perché l’indigo si dimostrò essere economicamente più conveniente. L’indaco offriva l’enorme vantaggio di eliminare i processi lavorativi di macinazione e macerazione. Solo alla fine del 700 si scoprì che anche con l’Isatis si poteva colorare utilizzando lo stesso procedimento dell’indigofera.

La semina dell’Indigofera tinctoria avviene in primavera, la fioritura si ha dopo circa tre mesi. In quel momento le foglie assumono un colore violaceo, ciò è indice del fatto che il contenuto in indaco è elevato. Il principio tintorio, l’indacano, è sprigionato dalle foglie, le quali contengono, inoltre, il bruno d’indaco e pigmenti flavonici gialli. La quantità e la ripartizione percentuale dei pigmenti presenti varia sia da specie a specie, sia a seconda dell’età della pianta. Si pensa che la coltivazione dell’indigo, per garantire migliori risultati, debba essere fatta in un luogo ove la temperatura media giornaliera, per tre mesi consecutivi, si mantenga sui 22°C.

INCI: Indigofera tinctoria leaf powder (Leguminosae)

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