Non temo Tajani in sé. Temo Tajani in me.
Non temo Tajani in sé. Temo Tajani in me.
Devo essere sincera ragazze, inizialmente volevo parlarvi di Ed Sheeran, Oasis e tutto il mondo musicale dell’ultima settimana ma la destra crea sempre spunti succosi per fare riflessioni importanti e capire come non vogliamo essere.
Partiamo dal principio, per chi se lo fosse perso;
Antonio Tajani (Ministro degli affari Esteri, Vicepresidente del Consiglio Italiano) paragonando la scelta politica alla scelta della moglie, ha descritto la donna “affascinante” come quella che potrebbe tradirti e la donna meno appariscente, con la gonna più lunga, come quella capace di garantire la stabilità della casa e della famiglia. (
rase infelice, certamente. Ma liquidarla come una semplice gaffe sarebbe troppo comodo.
Il problema non è soltanto Tajani.
Il problema è il Tajani che, in forme diverse, vive dentro molti di noi.
Da qui la licenza poetica rubata a Gian Piero Alloiso e successivamente ripresa da Giorgio Gaber
”Non temo Berlusconi in sé. Temo Berlusconi che è in me.”
il problema di certi argomenti non è soltanto la persona che può essere Berlusconi, Tajani, Vannacci o la Meloni ma di come viene interiorizzata questa destra e questi pensieri politici.
Perché, se siamo sinceri, quante volte abbiamo sentito — o pronunciato — frasi come:
“È una ragazza seria.”
“Non è una che si mette in mostra.”
“Vestita così attira l’attenzione.”
“Una madre dovrebbe comportarsi diversamente.”
“Quella non è una donna da sposare.”
“È bella, ma non dà affidamento.”
Non solo pronunciata da Uomini, ma anche da Donne, altre donne, magari da tuo padre, tuo marito, tua madre, tua nonna, quando sono perone cosi vicine a te, pensi che siano consigli a fin di bene, invece è un pensiero politico PATRIARCALE che si insinua nel cervello e si radica come un virus, pronto ad uscire quando sei davanti all’armadio decidendo cosa indossare.
Aclune donne per legittimarsi hanno inventato frasi come :
”NON LO FACCIO PER TE, LO FACCIO PER ME.”
Come se l’esibizionismo non fosse un tratto caratteriale ma un deficit cognitivo, se vuoi esibirti, se ti piaci, e ti senti a tuo agio con scollature, gonne corte non è perchè
stai bene con te stessa e ti senti sicura ma stai commettendo un REATO.
Molti articoli li vedo soffermarci sul fatto che Tajani scelga la donna come si sceglie una fede calcistica.
Scelgo l’Inter perché è una squadra Resiliente, ma in realta il principio della scelta è legittimo;
Anche noi DONNE scegliamo i nostri partner, e di base abbiamo delle prefereze fisiche, sociali e anche intellettuali di quelli che potrebbero essere i nostri compagni di vita.
Tajani non sta semplicemente esprimendo una preferenza estetica tra un donna appariscente e una discreta. Il sotteso culturale delle sue parole è molto più profondo :
TRASFERISCE SULLA DONNA LA RESPONSABILITA’ DI RASSICURE L’UOMO
La donna meno vistosa, con la gonna più lunga e un passato sentimentale più contenuto, diventa quella che “garantisce” la stabilità della casa. Quella affascinante e appariscente, invece, viene associata al rischio del tradimento. Come se il modo di vestirsi, la bellezza o le relazioni precedenti potessero costituire un certificato morale.
È la vecchia divisione tra la “brava ragazza” e la “donna poco seria”, tra la moglie e l’amante, tra la Madonna e la peccatrice.
La verità è che siamo abituate ad essere giudicate dal Nuovo testamento.
C’era Maria da un lato, la vergine con un comportamento più discreto, e poi l’altra
Maria Maddalena, in nessun passo della Bibbia Si racconta che fosse una Prostituta
ma l’idea che lo fosse deriva dal fatto che fosse una donna libera, dipingeva , leggeva e aveva lunghi capelli sciolti perché all’epoca erano simbolo di sensualità un pò come Tajani interpreta le gonne corte.
Una rappresentazione antichissima che attraversa la religione, la letteratura, il cinema, la pubblicità e perfino le canzoni che abbiamo imparato a memoria.
Ed è qui che la questione smette di riguardare un solo uomo o un solo partito.
Il Patriarcato non possiede una tessera elettorale.
Può presentarsi con il volto conservatore di chi rimpiange apertamente la famiglia tradizionale, ma anche con quello progressista di chi difende le donne in pubblico e poi, nel privato, pretende che siano loro a rinunciare al lavoro, a occuparsi dei figli o a proteggere l’ego maschile.
Può essere pronunciato da un uomo, ma anche da una donna.
Quando una donna definisce un’altra “poco seria” per come si veste; quando considera una madre egoista perché lavora molto; quando dice “io non sono come quelle”; quando perdona un tradimento maschile perché “gli uomini sono fatti così”, non sta inventando il patriarcato.
Sta ripetendo una cultura che ha imparato prima ancora di poterla mettere in discussione.
La storia italiana lo dimostra. Fino al 1968 il Codice penale puniva l’adulterio della moglie in modo diverso da quello del marito.
Non stiamo quindi parlando di una mentalità sepolta in un passato lontanissimo.
Parliamo di un’idea della donna che, fino a pochi decenni fa, era scritta direttamente nelle nostre leggi.
Le norme sono cambiate più velocemente delle persone.
La Costituzione afferma l’uguaglianza senza distinzione di sesso e riconosce alle lavoratrici gli stessi diritti e la stessa retribuzione degli uomini. Eppure, nel terzo trimestre del 2024, il divario occupazionale tra uomini e donne in Italia era ancora di 17,4 punti percentuali, quasi il doppio della media europea. (
Questo dimostra che il patriarcato non è soltanto un’opinione offensiva.
È un’organizzazione delle aspettative, del lavoro, della famiglia e perfino del tempo: chi deve curare, chi può fare carriera, chi viene giudicato per il proprio aspetto e chi, invece, per le proprie capacità.
Giorgia Meloni ha definito quella di Tajani “una frase uscita male”, invitando a non ingigantire la vicenda. (
Il problema non è soltanto ciò che ha detto Tajani.
Il problema quindi non è tanto Tajani in sé, ma Tajani in me.
E’ che quelle parole ci sono sembrate immediatamente familiari.
Perché le abbiamo già ascoltate.
Forse le abbiamo anche pronunciate.
E, in qualche forma, ci hanno educati tutti.
Il patriarcato non sopravvive soltanto grazie a chi lo difende apertamente.
Sopravvive soprattutto grazie a chi continua a ripeterlo senza dargli il giusto nome.
