Latte vaccino e intolleranze alimentari: il parere di un esperto

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Ciao Biottine, oggi affrontiamo nuovamente il “problema” del latte vaccino.
Già in passato abbiamo affrontato questo argomento con l’articolo TUTTA LA VERITÀ SUL LATTE VACCINO in cui vi abbiamo ampiamente spiegato perché sarebbe meglio assumere il LATTE DI RISO o un altro latte vegetale come ad esempio il LATTE DI MANDORLA .

Oggi a parlarvene non saremo noi, ma Raffaella Belvedere, dottoranda nel laboratorio di Farmacologia Cellulare e Molecolare all’Università degli Studi di Salerno, che ci spiega meglio che cosa comporta per il nostro organismo l’assunzione di latte vaccino.

Dott.ssa Raffaella Belvedere

Le forme di intolleranza alimentare sono ormai sempre più numerose, complici le sofisticate alterazioni dei cibi, i condimenti a base chimico-sintetica, le mediocri elaborazioni del cosiddetto junk-fast food.  Ma permettetemi di lanciare un monito contro quella che sembra essere diventata una moda da parte dei nutrizionisti che non impiegano molte energie nel cominciare a far spillare quattrini ai pazienti, prescrivendo loro analisi fantasmagoriche contro il nemico intolleranza, spacciato come causa di aumento di peso e di grasso corporeo.”

L’intolleranza alimentare, in realtà, non rientra nemmeno nella categorie delle allergie in quanto non presenta gli stessi sintomi e non scatena la risposta del sistema immunitario. Ciò che invece succede nelle forme di intolleranza è una mancata digestione, in tempi fisiologici, del componente alimentare incriminato.

Questo articolo non vuole essere una digressione su questo piccolo cattivo funzionamento dell’apparato digerente, ma per parlare di quanto sia difficile la digestione del latte non si può prescindere da questa breve introduzione

L’assunzione di latte da parte di un adulto (in realtà già da quando la propria madre ha smesso di produrre latte per motivi sia fisiologici, quindi ormonali, che non) è un fenomeno che può essere considerato contro natura, infatti l’essere umano, in quanto organismo onnivoro, è l’unico esempio di vivente che si nutre di latte tra l’altro proveniente da una specie animale diversa dalla sua (non fanno eccezione in questa categoria, però, i tanto idolatrati tipi di latte vegetale, anch’essi dotati di numerosi effetti nocivi). 

Solo il neonato ha la capacità di assorbire tutti i componenti del latte materno: anticorpi (poiché è ancora privo di un proprio sistema immunitario sviluppato), altri tipi di proteine (da cui ottiene i più svariati benefici per la crescita), nutrienti, vitamine, ormoni.

Il decorso naturale degli eventi prevede che la madre smetta di produrre prolattina (l’ormone che stimola la produzione del latte) quando il neonato è ormai formato, evento percepito semplicemente mediante l’allattamento. La straordinaria perfezione di tutto questo non fa altro che aumentare i dubbi sull’abitudine insinuata nella nostra società di assumere latte e derivati. Infatti la difficoltà degli adulti (alcuni più di altri ovviamente) di digerire le proteine e il lattosio sta nell’assenza di enzimi specifici deputati alla decomposizione di queste macromolecole nei propri elementi più piccoli (gli amminoacidi per le proteine e gli zuccheri semplici per il lattosio).

In particolare, vale la pena citare la chimosina che serve a degradare le caseine, le quali rappresentano la maggiore componente proteica del siero del latte, e le lattasi che tagliano il lattosio nei suoi due monosaccaridi glucosio e galattosio. Questi enzimi sono presenti nei neonati, poi, in genere dopo i 5 anni di vita, i geni che codificano per essi (responsabili, cioè, della loro produzione) si spengono. Con il passare degli anni però, l’abitudine alimentare della nostra società ha fatto sì che tale meccanismo genetico non si verificasse più, ossia che i geni in questione restassero attivi, in quanto costantemente stimolati, così da poter scindere gli elementi acquisiti dall’assunzione di latte. Si tratta quindi di un meccanismo genetico, uno dei tanti che si sono verificati e che continuano a verificarsi durante l’evoluzione! 

È un esempio di come la società, i suoi usi e costumi, influenzino la genetica e pongano un tassello nel lungo cammino dell’evoluzione dell’uomo!

Con questa chiave di lettura non si può certo dire che fa bene bere latte, ma ormai non fa neanche male, è come dire “il dado è tratto”, almeno per quelli fortunati che sono già rientrati nella categoria evoluta. Infatti per coloro che non sono stati baciati dalla fortuna i componenti non digeriti, come accade anche per altri tipi di alimenti, passano dal duodeno al colon, ossia dalla parte alta, dove avviene la fase finale della digestione, a quella bassa. Qui sono presenti i batteri della flora intestinale che concludono lo sforzo mal ottemperato dal nostro organismo producendo acidi grassi e gas (ebbene sì, quelli responsabili delle flatulenze tipiche di quando ci si sente appesantiti). Il principale gas prodotto è l’idrogeno che passa dal sangue ai polmoni così da poter essere sfruttato per il cosiddetto “breath test”, il test analitico che si esegue per diagnosticare l’intolleranza a qualche alimento. In più, tutto ciò che resta nel colon come non digerito richiama acqua nell’intestino per quello che si definisce “effetto osmotico” generando quindi diarrea, crampi, tutti sintomi caratteristici nei soggetti intolleranti.

latte vaccino e intolleranze

Alla luce di quanto scritto sopra possiamo dire che l’assunzione del latte vaccino, così come di tutte le sostanze a cui siamo intolleranti, rallenta le funzioni fisiologiche di tutto l’apparato digerente! 

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